IL BONUS PER RIDURRE IL CUNEO FISCALE parte 1a: l’iniquità fatta legge

Rapporto tra fisco e famiglia.

Il recente intervento relativo al taglio sul cuneo fiscale (di fatto la revisione del famoso “bonus 80 euro”), nonché la ventilata riforma dell’Irpef o  l’idea di un Family Act più organico – senza dimenticare i vari impegni a favore di un “assegno unico” (o universale) per la famiglia/il figlio, progetto che anche il Forum delle associazioni familiari ha tenacemente proposto in questi due anni alla politica –  in risposta al drammatico inverno demografico, porta riflessioni sull’ampio per ridurre grado di consensi di principio a fronte di pochi risultati concreti.

Il tema dell’equità familiare non è una priorità nei programmi di governo. Nel reddito di cittadinanza il numero dei componenti del nucleo familiare non pesa come avrebbe dovuto ‘pesare’ influendo sull’importo erogato. Un principio nel quale credevamo fermamente, quello del coefficiente familiare, affinché le famiglie più numerose ricevano un supporto congruo rispetto alle loro esigenze. Un modello che riprenda i principi di equità e proporzionalità espressi nella nostra Carta costituzionale”.

Resta che il reddito di cittadinanza penalizza in modo rilevante le famiglie con più figli. Per capirci, la differenza del Reddito di Cittadinanza tra un single e una famiglia con tre figli è iniqua, rispetto ai maggiori costi della famiglia con figli.

Il taglio del cuneo fiscale in fase di approvazione (con qualche miliardo di risorse, intervento strategico) conferma la radicale concezione individualistica e non familiare, anzi, decisamente anti-familiare, che caratterizzava anche la prima versione del bonus (governo Renzi). Infatti l’aumento in busta paga riguarda solo il reddito individuale del lavoratore; così, rimarchiamo, un capofamiglia con tre figli con un reddito familiare superiore ai 40.000 euro non riceverà alcun bonus, mentre in una famiglia in cui ci sono tre lavoratori con redditi individuali di 25.000 euro (totale reddito della famiglia: 75.000!) entreranno tre bonus, di 1.200 euro ciascuno. In sintesi: al capofamiglia con tre figli a carico e 40.500 euro di reddito: zero bonus! Nella famiglia con tre lavoratori e reddito totale di 75.000 euro: più 3.600 euro di bonus! Davvero scandaloso, anticostituzionale, iniquo.

Annotiamo che le forze sindacali non hanno in alcun modo sollevato il problema; ben sapendo che i lavoratori hanno famiglia, e che il salario non può non avere “dimensione familiare” (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” recita l’articolo 36 della Costituzione). Non basta diminuire il cuneo fiscale, se questa misura genera ulteriori danni a chi ha figli: altro che retorica dell’inverno demografico e dei vari piani natalità!

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