20161007 111816 400×225

IL PRESIDENTE FORTUNA: ASSIMPRESA CHIEDE PIÙ ATTENZIONE AL CUORE PULSANTE DEL PAESE

set-st-fortuna

Tutelare e valorizzare il sistema delle imprese nel nostro Paese affinché ogni azienda, piccola e media che sia, possa svolgere il proprio mestiere, dotandosi di tutti gli strumenti necessari per offrire la migliore performance possibile sia in Italia, sia all’estero; quindi, procedere subito con una riforma fiscale e con un alleggerimento dalla soffocante burocrazia”. Sono queste alcune delle priorità che indica con chiarezza e determinazione Antonio Fortuna, Presidente di Assimpresa, un incarico prestigioso che ricopre, conseguendo straordinari risultati, dallo scorso mese di gennaio. “Siamo, dice, al servizio delle imprese”. Lo incontriamo in una pausa della sua intensissima giornata di lavoro. In questa intervista il giovane manager, e consolidato imprenditore, che si pone alti obiettivi, fa il punto sullo stato di salute dell’Azienda Italia, mette luce sugli impegni della sua Associazione, avanza alcune puntuali richieste, evidenzia le carenze da sanare se si vuole dare una boccata di ossigeno alla nostra economia e se si vuole uscire dal “difficile momento che tutti stanno attraversando”.

Una fase difficile?

É sotto gli occhi di tutti….. le piccole imprese hanno come obiettivo quello di veder sancito il ‘diritto di cittadinanza’, gli spetta. Rappresentano uno straordinario volano per l’occupazione, sono ‘il cuore pulsante’ del Paese. Dinamico e attivo. Come dire, il mondo politico ci ascolti con attenzione.

Presidente Fortuna, siete soddisfatti delle risposte che arrivano del mondo della politica?

Non le nascondo che la sensazione che prevale é questa: le istituzioni tendono a considerare le imprese, quindi anche il mondo libero delle professioni, e le associazioni che le rappresentano, come ‘soggetti esterni’ rispetto alla società civile, portatori di interessi contrapposti da soddisfare o ‘imbrigliare’, a seconda dei casi e delle circostanze. Occorre cambiare marcia, non ho dubbi, e tempestivamente. Dobbiamo tornare ad essere competitivi in Europa e nel mondo. I ‘numeri uno’.

Sul tappeto sono diversi e articolati i nodi da sciogliere… Quali le maggiori insidie da affrontare quotidianamente?

Sicuramente grava sul Paese l’eccesso di burocrazia, che limita chiunque voglia darsi da fare, realizzare impresa. Crescere, svilupparsi. Avere ambizioni. E l’altro grande ostacolo, evidente, é rappresentato dall’eccessivo ed insostenibile carico fiscale. Pensi che il Total Tax Rate é al 65,80 per cento, sideralmente distante dalla media europea, che è al 40,60 per cento. Tenga, poi, presente che di recente è stato affermato da parte di taluni magistrati che si evade per sopravvivere… Ne prendiamo atto e, se poi a dirlo è la Magistratura, s’intende che anche la violazione della norma diventa una necessità accettata. Non accettiamo che possa funzionare così! In Italia ci sono deficit strutturali uno dei quali tra i più rilevanti e senza riferirmi al caso fiscale è il deficit di legalità. Si tratta di uno dei maggiori ostacoli all’ingresso di capitali esteri. La dimensione del debito pubblico al livello di 2.300 miliardi di euro circa rende difficile qualunque politica di spesa in investimenti e rilancio dell’economia. Così stando la finanza pubblica, succede che le famiglie non spendono e le imprese non investono, consapevoli che altre tasse verranno imposte per ripagare il debito pubblico. Certi sgravi sono poi decisi ponendone il costo a carico di altre categorie di contribuenti. Considero immorale e comunque sbagliato indebitare le generazioni future per consumare di più nel presente. Non le pare? Non vorremmo si ponesse mano a quel che noi chiamiamo sliding doors con ulteriore compressione di un settore oramai in crisi conclamata che rappresentava quasi un quarto del PIL. Dico della casa, il bene per eccellenza degli italiani.

E sul fronte dello Stato sociale quale situazione ha riscontrato Presidente Fortuna?

Ci sono diversi aspetti da sottolineare: andrebbero riviste svariate norme che regolano l’impresa. È grave la rottura del patto che riguarda la certezza del diritto, della pax fiscale, con inammissibili ‘patteggiamenti’ fiscali con le grandi banche e i grandi interessi. Non aiuta, peraltro, il blocco delle liberalizzazioni, quelle vere. Né il consolidamento di un rapporto tra Stato ed economia che ripiega verso forme che definirei ancora statalistiche. Una antica storia.

Che cosa propone con la sua vitale, forte e agguerrita Assimpresa?

L’agenda é fitta… Dobbiamo ripartire da una riforma del welfare e di tutela sociale, ormai residuale, facendo convergere leva fiscale, assistenziale, ammortizzatori, con l’occhio sempre puntato sul sistema della previdenza. È indispensabile anche rimodulare una politica del territorio, dove si gioca il rapporto tra scuola e impresa. Servono investimenti nella ricerca, nel settore dei servizi in senso ampio. E va colmato il deficit di capitale umano. La nostra quota di popolazione con istruzione superiore é la metà di quella europea per quel che riguarda i laureati, per i diplomati siamo sotto i sette punti. Per gli occupati nei servizi abbiamo quattro punti in meno e fanno gran parte della differenza che noi abbiamo rispetto al dato della base occupazionale. Si evidenzia ancora la sussistenza di uno storico divario tra Nord e Sud.

Quali le esigenze delle imprese per quanto riguarda la finanza nei progetti ritenuti da lei strategici?

Sono importanti tutti i processi di capitalizzazione delle imprese, grandi e piccole. Mi sto impegnando per introdurre un nuovo strumento di servizio a sostegno della transizione della piccola e media impresa, per la mirata riorganizzazione del sistema bancario. Occorre far partire una nuova fase di questo restyling, un avvio vero, non finto e di facciata, dei fondi pensione, una autentica attuazione di una urgente riforma fiscale, occorre introdurre un fisco a sostegno della capitalizzazione, una politica di finanza strategica d’impresa. Ed è basilare un progetto per l’impresa non capitalistica, che possa cancellare le anomalie evidenziate da note e purtroppo diffuse, spiacevoli e gravi vicende accadute a Roma.

Si sono fatti passi in avanti per le politiche dell’innovazione?

Noi ci stiamo muovendo con successo in Medio Oriente e in Russia, dove stiamo ‘aiutando’ tantissime imprese ad entrare e ad avviare un’attività. Tanto per citarle un esempio, abbiamo rapporti strettissimi con Dubai, che ormai è una vetrina dalla quale non si può prescindere. Siamo attenti alla Cina, grande concorrente, In generale, bisogna programmare un riorientamento degli interventi pubblici e delle incentivazioni su nuove iniziative in settori non tradizionali o di specializzazione. Dobbiamo tentare di favorire la pervasività delle tecnologie per incrementare la produttività, affrontare sfide ambientali, Johannesburg, Kyoto, di quel che viene definito sviluppo sostenibile a fronte del quale esiste una piattaforma di modernizzazione tecnologica e organizzativa di enorme significato.

Presidente, veniamo al processo di liberalizzazione…

Va accelerato, bisogna occuparsi del mercato dei prodotti, dei servizi, della conoscenza per estendere la base occupazionale, non c’è altra strada per rilanciare il Paese. È importante stimolare iniziative nel campo dei servizi, non imporre divieti arcaici e dannosi.

E che ci dice del rapporto con le banche?

Note dolenti…C’è un deficit di autonomia del governo rispetto alle grandi lobby bancarie e industriali… È di nuovo legale l’anatocismo e ci sono sconti fiscali che avvantaggiano solo i grandi gruppi. Inoltre, la fusione Bmp e Banco mi sembra che ignori totalmente il parere della Bce. Sul versante finanziario, i fondi pensione da noi pesano per il 2 per cento del Pil, in Europa il 40 per cento, le assicurazioni il 17 per cento e in Europa il 36 per cento, le obbligazioni emesse dal privato il 37 per cento in Italia e il 49 per cento nella Ue, capitali di rischio, metà della media Ue. Il disastro di talune banche lo abbiamo ben evidenziato ben prima dei tardivi interventi delle autorità preposta alla vigilanza. Ca va sans dire.

In varie occasioni, in numerosi convegni e suoi interventi, ha anche parlato della introduzione di regole utili della vita dell’impresa…

Certo, vanno ripristinati i principi della trasparenza economica e finanziaria, del cosiddetto patto fiscale, va individuata una forma per promuovere e far rivivere la dimensione etica, civica della vita economica, una moderna responsabilità sociale dell’impresa. E infine, occorre definire vincoli di stabilità, leggibilità, semplicità, prevedibilità delle azioni pubbliche nei confronti delle imprese, norme fiscali, incentivazioni, regole che incidono sulla vita delle industrie, a cominciare dalla finanza pubblica, dal piano di rientro del debito pubblico come condizione di stabilità e credibilità delle riduzioni fiscali che nella nostra impostazione non sono una premessa ma sono, e devono essere, una derivata di un nuovo equilibrio di finanza pubblica.

Sabrina Trombetti

Lascia un commento

Cerca