Intervento Dr. Nardella Congresso Assimpresa

Intervento al Congresso Assimpresa Dr. Nardella

Quando parliamo di associazione di categoria parliamo di tutela e rappresentatività.

L’intervento del Dr. Roberto Nardella, presidente di Confimea, Confederazione Italiana delle imprese e dell’ artigianato, al Congresso Assimpresa. Molti i temi affrontati,una presentazione della confederazione, obiettivi, servizi offerti, l’ internazionalizzazione e la collaborazione con Fonditalia.

Grazie.
Io sono molto più breve. Dopo uno tsunami che è arrivato da Romanini, io non entro nel merito se non nella presentazione di questa confederazione. Vi do soltanto qualche dato perché così possiate capire che cos’è la confederazione. Oggi la confederazione ha presentato al Ministero del Lavoro 231.000 partite IVA, 88 sedi dichiarate, 14 Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, un fatturato globale enorme delle imprese.

La nostra confederazione si specializza sul discorso dell’associazione delle associazioni, quindi è una confederazione delle associazioni datoriali. 10 anni fa, quando questa idea mi è venuta nella testa, ho incontrato Romanini a Roma, in un ufficio in Via Cassia. Che poi ci siamo guardati e gli ho chiesto: “ma tu cosa stai facendo qui?”. “Ma io perché sto lavorando su questa cosa”. “Ho un’idea, senti un po’ se ti piace. In 10 anni abbiamo fatto questa cosa. Oggi abbiamo una maggiore rappresentatività, il nostro partner sindacale dei lavoratori è UGL, abbiamo fondi interprofessionali, tre Enti bilaterali, abbiamo tra poco il fondo del welfare della salute da portare nelle imprese, abbiamo un Ente bilaterale superiore che ha siglato un accordo interconfederale con questo Sindacato che oggi è il terzo Sindacato d’Italia in numeri, il quarto perché c’è la UIL che ha una concertazione con CGIL e CISL.

Per cui per noi è un Sindacato importante, un Sindacato radicato dentro al territorio, forse un po’ chiacchierato; ultimamente poi è andato spesso sui giornali per una situazione interna, ma poi alla fine è stato tutto chiarito, per cui stiamo lavorando bene con loro e io credo che dobbiamo continuare così. È una Confederazione molto importante, io salto tutti i fogli che ci sono perché arrivo soltanto alla fine, perché tutto quello che dovevo dire prima l’ha detto anche il mio tsunami. La cosa che è molto importante, il progetto che noi vogliamo portare a termine entro breve, il mio target entro il 2017, gli diamo un anno, un anno e mezzo i tempo per lavorare, per diventare il terzo polo datoriale italiano, dopo Confindustria, che è dello Stato, per cui non possiamo fare nulla, dopo Rete Imprese Italia (Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, CNA e Casartigiani credo che sia), che comunque cominciano a sgretolarsi.

La nostra meta è diventare il terzo polo e quindi cominciare a mettere in atto quello che è il sistema della Costituzione di cui parla del pluralismo e che Renzi fa finta di non sentire, ma noi comunque siamo nelle Commissioni Parlamentari, entriamo nelle Commissioni Parlamentari per parlare di lavoro, siamo con loro seduti. I Senatori, Onorevoli e Viceministri, avete sentito poco fa anche il messaggio del Sottosegretario di Stato di Giustizia, è vicino a noi, sono vicino a noi, noi siamo un po’ una scommessa del futuro, ci vedono come la confederazione datoriale un po’ innovativa, nuova, che lavora più sul territorio da Roma e è già sufficiente, ma quello che è molto importante è che siano sul territorio, che lavorano imprese nel territorio, attraverso le nostre associazioni, in primis anche Assimpresa. Vi posso dire che con noi ci sono associazioni molto grandi, come Asconauto, come Ancsa, come Adifer e via dicendo. Ce ne sono 14 di associazioni che lavorano a livello Italia, e 62 che lavorano a livello provinciale. Capite la mole di lavoro che abbiamo. Tutto questo è per portare, come diceva l’amico Aldo, alle imprese quello che può servire per risollevarli. Non è così semplice, non è che io posso andare nell’impresa e dire: “fidati di me, che domani mattina ti faccio guadagnare l’ira di Dio di soldi, ti fai un altro appartamento”. Non è possibile. Io faccio sempre un esempio molto terra terra: mio nonno aveva un’impresa e nel boom dell’economia si era fatto 3 appartamenti. Mio papà ha ereditato questa cosa, i 10 dipendenti di mio nonno sono diventati 15 e si è fatto anche lui due appartamenti. Ora entro io (questo è il cambio generazionale) inizio io a portare avanti questo tipo di azienda e invece trovo un macello: il mercato non mi sopporta più, le banche non mi fanno più credito. Io ho due alternative: o prendo l’appartamento di mio nonno, lo vendo e lo metto in azienda, oppure chiudo. Non è che ce ne sono tante. Se prendo quei soldi e li metto in azienda, voglio però, e quindi non metto in cassa integrazione le persone e non licenzio le persone, però voglio che almeno quei soldi non vengano tassati. Esiste un qualcosa di simile, non così preciso, questo è una delle proposte che stiamo facendo a livello di confederazione sui tavoli di lavoro. Già dei partiti son venuti vicino a noi, ci ha detto “ti sostengo, vi sosteniamo”. Non lo so, vedremo, però è una cosa di questo genere. L’altro punto fondamentale per le imprese, sono tutti quegli strumenti, io non li chiamo servizi – i servizi sono quelli che mi portano la banca – ma gli strumenti! È come quando io sono in azienda che lavoro e sono nella filiera. Ho bisogno di strumenti e uno è il fondo della formazione continua.

Per noi abbiamo il nostro fondo, che si chiama Fonditalia: lavora sul conto aggregato, quindi i soldi dell’impresa ritornano in impresa obbligatoriamente per la formazione dei loro dipendenti. Non facciamo bandi. Poi c’è questa storia dei fondi che vi voglio raccontare, ma piccola piccola. Cantone, che prima era stato messo da Renzi sull’Expo 2015, perché c’erano gli appalti, un macello, eccetera, finita l’Expo e adesso dove lo metto questo? Lì ha inventato un Ente che si chiama APA. Cantone prende questo Ente e gli dice a Renzi: “Guarda caro, che ti metto lì e ti faccio pagare un ira di Dio di soldi, ma me ne devi trovare tanti perché io ho bisogno di soldi”. Allora cosa fa Cantone? Dice: “ma dove sono i soldi?” e comincia a vedere dove. Uno dei punti sono i fondi interprofessionali. Va all’ISFOL e dice: “come sono messi questi soldi?”. L’ISFOL gli dà i dati e dice: “Confindustria: 800.000.000 di euro di raccolta (do delle cifre, per darvi le misure). Quanti ne impegna sul mercato per la formazione dipendenti? Il 40%”. Ah, e gli altri? CGIL, CISL e UIL e Confindustria. Vanno forte. E dice 50.000.000 di euro. Quanti ne porta? 52%. E gli altri? E così a cascata. E allora che cosa fa? Dice adesso ti faccio vedere io: siccome questi soldi sono sì rialzati da un ente privato, ma passano dall’INPS – perché è lo 0,30 dei contributi – e arrivano poi al fondo, siccome passa dall’INPS e l’INPS come diceva Aldo, i soldi non ci sono più, dice allora questi fondi si devono comportare come un Ente Pubblico. È venuto giù l’ira di Dio.

Foncoop si è fermata, Fondimpresa si è fermata, For.te è bloccato. È bloccato tutto, i fondi sono tutti bloccati, per ripicca. Dice: “no, noi ci gestiamo da soli, perché le Parti Sociali non è lo Stato. Le Parti Sociali, sono datoriali e Sindacati Lavoratori. Per cui non c’è un discorso di questo genere, dobbiamo rimanere così. Però quell’altro gli dice: “i soldi però te li do io dell’INPS”. E allora si cerca di fare la transazione. La scorsa settimana io ero al Ministero per parlare di questa cosa: sembra che siamo riusciti a convincerli che la parte pubblica è nella gestione del fondo, non nella gestione dei soldi, perché i soldi son delle aziende e tu non puoi prendere questi soldi. Ma della gestione del fondo cosa significa? Che domani mattina – se passa questa cosa, stiamo aspettando la lettera – significa che io come fondo, per comprare una penna devo fare un bando, quando prima potevo comprarla e oggi tutta la questione va fatta in questo modo. Noi abbiamo però un fondo che va sul conto azienda – qui ci sono già delle persone che lavorano molto nel nostro fondo – e noi riversiamo i soldi, impegniamo i soldi. Voi pensate coi numeri che vi ho detto prima, il nostro fondo (dati ISFOL) impegna sulla formazione ai dipendenti delle imprese, l’85% dell’acconto. Ora noi, dove il 40 dicono di Fondimpresa, 85%. Perché noi siamo obbligati a darglieli. Poi li siamo andati a visitare e gli abbiamo detto: “e poi non solo noi diamo l’85% che poi lo dice voi Stato, perché l’ISFOL è dello Stato, ma i soldi glieli diamo su rendicontazione, non su una telefonata.

Quindi se mi presenti la rendicontazione e funziona, io ti do i soldi, se non mi presenti la rendicontazione non ti do i soldi”. Infatti noi non abbiamo bloccato nulla. Noi continuiamo a lavorare con fondo. Quindi Fonditalia è un fondo che continua a lavorare e non abbiamo paura. Speriamo che non ci blocchino anche a noi. Questo è uno degli strumenti.

INTERVENTO: Mi scusi. Tempistica della rendicontazione?
ROBERTO NARDELLA: Nel momento in cui viene presentata la rendicontazione, il pagamento della rendicontazione è entro 30 giorni.
(Intervento da fuori microfono).
ROBERTO NARDELLA: Assolutamente sì. Non solo, noi anticipiamo il 75% all’atto dell’ok dato dal Consiglio di Amministrazione. Lei presenta un piano formativo di 50.000 euro, il momento in cui finisce il Consiglio di Amministrazione e qualora qualcuno lo richiedesse, noi anticipiamo il 75% di quei 50.000 e il 25% viene dato alla rendicontazione. Questo è come lavoriamo.
(Interventi da fuori microfono).
ROBERTO NARDELLA: Bisogna andare a dirlo a Confindustria, questa domanda tu devi mandarla più che a Fondimpresa che poi viene (…) da Confindustria. Ma se voi pensate che Confindustria è sovvenzionata dallo Stato, pensate chi versa lo 0,30 di quel fondo, oppure la Confindustria dove prende i soldi: Eni, Poste. Quando sentite anche sui telegiornali lo Stato, il Governo incontra le Parti Sociali. Confindustria, CGIL, CISL e UIL. Noi dobbiamo rompere questo punto, anche perché noi rappresentiamo 321.000 partite IVA, ciò che se lo sognano. I nostri dipendenti sono il triplo di quelli di Confindustria. Faccio sempre l’esempio, ti ricordi Aldo? Prendete 100 Piccole Imprese da 5 dipendenti l’una: sono 500 dipendenti. Voi prendete un’impresa che ha 500 dipendenti. Quella impresa è in crisi, rischia la chiusura, va su tutti i giornali. 100 imprese non fanno notizia, ma i dipendenti son sempre 500. Non cambia niente. Quindi dobbiamo dare la nostra forza, la nostra voce. Questo è quello che noi stiamo facendo con la Confederazione.

L’altro strumento sono gli Enti bilaterali, enti che vanno in azienda, io la chiamo energia positiva d’impresa, perché vanno in azienda, asseverano la sicurezza sul lavoro, certificano la formazione dei lavoratori, vedono, guardano, possono certificare i contratti di secondo livello. È uno strumento talmente forte che elimina l’INPS, l’INAIL, il DTL anche provinciale. Lo elimina, fuori, perché lo sostituisce, perché è un Ente fatto dalle Parti Sociali. Per cui se io assumo qualcuno o faccio un contratto aziendale dove io ho un po’ di crisi e diminuisco un pochino quelli che sono gli onorari dei miei dipendenti, d’accordo con me e io li metto in azienda per far verificare loro che le mie spese non mi compro la Porsche, ma rimetto in azienda questa cosa. Questo contratto aziendale di secondo livello di prossimità, può esser certificato dall’Ente bilaterale e il giorno dopo è valido a tutti gli effetti. Questo è un altro strumento importante che noi dobbiamo adoperare e noi lo abbiamo. Ne abbiamo tre: uno di questi è l’Ente Bilaterale Generale Ebigen, che voi pensate che ha 11-12.000 imprese già associate interne, 65.000 attestati di frequenza di formazione certificata, 288 sedi in Italia. Questo è il nostro Ente.

Ma se voi andate a vedere gli Enti bilaterali delle altre confederazioni, non ci sono così, non sono sul mercato così. Ma provate ad andare nelle vostre sedi e dite: “adesso cerco l’Ente bilaterale”. Non lo trovate. Ma non lo trovate perché gli Enti bilaterali fatti dalle altre confederazioni sono Enti bilaterali che gestiscono finanza. Solo finanza. Adesso abbiamo fatto un altro Ente bilaterale. L’Ente bilaterale che abbiamo fatto adesso è un Ente bilaterale, Enib si chiama, che gestirà il fondo salute, è un Ente bilaterale che tra poco, tra breve, contratteremo, finiremo definitivamente il fondo salute che sarà operativo subito dopo e di cui entrerà in tutti i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. Per cui nel momento in cui ogni Contratto Collettivo si firmerà tra azienda e dipendenti, entra il fondo salute, che è il welfare integrativa per i dipendenti. Costerà 10-12 euro al mese credo all’azienda per dipendente, che poi si scarica totalmente dalle tasse. Il dipendente avrà tutta la possibilità di andare a sopperire laddove l’INPS ormai non gli dà più niente, perché dopo i tre giorni, tu quello che fai tu vai a pagare. Questo no: ti fa fare delle visite specialistiche, poi si può anche integrare tutta la famiglia, quindi un altro strumento importante che potrebbe dare una mano alle nostre imprese e quindi la fidelizzazione interna delle cose.
Chiudo: l’ultima cosa che vi devo dire. Aldo oggi ha parlato e diceva quando parliamo di Piccole e Medie Imprese, il significato della parola Piccole e Medie Imprese è difficile. Adesso io vi sfido ancora e sfido anche Aldo. Che cosa significa internazionalizzazione?

INTERVENTO: Una parola abusata e stra-abusata.
INTERVENTO: Eh, sì.
INTERVENTO: Difficile dirlo e anche tra l’altro non si è mai (…).
ROBERTO NARDELLA: È incredibile, è incredibile. Vi chiudo solo con questa perché è la nostra idea che noi stiamo portando in questo momento. Uno dei mercati importanti per la internazionalizzazione, quindi allargamento dei mercati, è il Mediterraneo. Voi pensate solo una cosa: noi possiamo andare in Tunisia, avere gli stessi prezzi della manodopera della Cina, ma in un’ora di volo. Ma nessuno ancora sviluppa questa cosa. Ma noi non vogliamo fare questo, non vogliamo delocalizzare, portare le imprese là. Non vogliamo delocalizzare l’impresa, ma la distribuzione dei nostri prodotti. Noi non possiamo portare via l’indotto italiano dall’Italia, è la cosa più stupida che si possa fare. Che lo facciano i finanzieri, che lo facciano le Grandi Imprese, che mettono poi in disagio le Piccole, perché le Piccole Imprese italiane è l’indotto. Non è una materia prima, è l’indotto, la prima fabbrica non è la Piccola Impresa, perché quella costruisce per l’altra. Poi l’altra che cosa fa? Prende e va in Cina, costa meno, importa da là, chiuse le fabbriche qui. E noi? E noi ci rimbocchiamo le maniche e ciao. Noi ci rimbocchiamo le maniche e siamo pronti a cambiare anche il sistema di produzione. Beretta, quello delle caldaie, una volta faceva i letti in ferro battuto, ma la professionalità di quell’azienda che era leader nel ferro battuto, quando non rendeva più quella si è messo a fare le caldaie. Oggi è il leader nelle caldaie.

Ma tante di queste cose vi posso raccontare, enormi di cose di questo genere, tanti esempi. Quindi cosa facciamo noi con l’internazionalizzazione? Siamo stati contattati da un Ente che si chiama Carità Politica. Voi pensate che questo personaggio è di Bergamo, vive nella zona, si chiama Dottor Gervasoni. Questa Carità Politica ha condiviso la nostra idea di dire: per fare l’internazionalizzazione la prima cosa da fare è lo scambio di cultura, io non posso andare nel Paese di Giovanni a portare i miei prodotti, se quel Giovanni di questi prodotti non sa cosa farsene. Vado a portare a Giovanni dei prodotti che a lui servono, ma lo scambio è che devo prendere i prodotti di Giovanni e portarli da me, perché sennò l’internazionalizzazione non serve. Quindi c’è una globalizzazione, proprio la parola che ha adoperato anche Aldo. Dobbiamo globalizzare; per globalizzare dobbiamo fare uno scambio di cultura. Carità Politica è un Ente laico, accreditato alla Santa Sede come Ente diretto dal Papa, quindi
non passa neanche attraverso la Curia Vescovile, eccetera, ma diretto dal Papa e voluto da Wojtyla, quindi ereditato dagli altri, e adesso Papa Francesco lo spinge ancora di più Francescano com’è, dove gestisce 180 Paesi con i 180 ambasciatori del Vaticano. Questo è venuto da noi, si è messo seduto a Roma da noi e ha detto: “è un mese che vi cerco, adesso vi sedete e ascoltate me” perché è un mese che voleva l’appuntamento con me e io mi dicevo sempre: “Carità Politica, questo vuole i soldi, per l’amor di Dio, via, via”. Questo invece si è seduto, ha detto: “no, no, adesso state lì”.

Stiamo chiudendo questo tipo di situazione, noi abbiamo già creato la nostra Confimea CFC, perché CFC è Federterziario e Confimea, abbiamo fatto una fusione, che andrà entro beve poi definitivamente. Quindi si parlerà di CFC, (Confederazione delle Associazioni d’Impresa) di cui Confimea era molto forte nel Centro Nord, Federterziario nel Centro Sud, unendosi abbiamo coperto completamente l’Italia. Quindi noi adesso abbiamo creato Confimea CFC Mediterraneo, io avrò un incontro anche oggi pomeriggio qui a Bergamo con Carità Politica, stiamo chiudendo questa situazione e se va in porto nel giro di 6 mesi noi cominceremo a fare la vera internazionalizzazione, cioè parleremo con questo. Abbiamo già contattato le Piccole e Medie imprese egiziane, quelle spagnole, quelle francesi, si stanno associando, sotto il cappello di Confimea CFC Mediterraneo Med, e questo è un altro passo importante per il terzo polo datoriale italiano. Quindi io non vado oltre: basta così, a posto. Grazie.
Io ho soltanto cercato di farvi capire che cosa è la nostra Confederazione, quindi dobbiamo essere fieri di quello che facciamo, perché noi ce la mettiamo tutta, veramente ce la mettiamo tutta, e se voi pensate che tutto questo nasce da un incontro con Aldo 10 anni fa, noi in 10 anni abbiamo fatto ciò che hanno fatto gli altri in 70 anni. Buon lavoro e buon meeting.

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