Italia E Ue

La debolezza italiana e le ‘colpe’ dell’Europa sull’austerity

Il probabile rialzo graduale dei tassi della Bce è regolarmente citato come un fattore destabilizzante per l’economia e le finanze italiane. La tesi è che essendo l’Italia un Paese molto indebitato l’aumento del costo del debito diventerebbe insostenibile per l’economia italiana e i suoi bilanci pubblici. A questo riguardo bisognerebbe almeno puntualizzare che nemmeno la Francia in tema di debito pubblico è messa benissimo e che in un Paese ricco di risparmio come l’Italia e in cui la quota di debito pubblico in mano domestica è rilevante si parla pur sempre di una gigantesca partita di giro. Il rialzo delle tasse destinate a pagare maggiori interessi sul debito si traduce in maggiori rendimenti per i detentori di risparmio sia sotto forma di obbligazioni statali che sotto forma conti correnti.

Se il debito pubblico fosse il problema, oggi i titoli dei giornali sarebbero dedicati al Giappone con un debito pubblico al 250% del Pil o agli Stati Uniti dove è passato dal 62,5% del 2007 al 106,1% del 2016 mentre nel frattempo falliscono primarie città. Nessuno se ne preoccupa perché l’economia e la finanza non sono scienze esatte e non ci sono “pi greci” o teoremi di Archimede del debito. Non si può parlare di sostenibilità o insostenibilità di un debito senza parlare di crescita e di coesione politica, visto che l’ultimo garante è sempre la banca centrale nazionale e il suo Stato.

Secondo una ricerca pubblicata da Ubs questa settimana, il debito pubblico italiano è sostenibile anche in presenza di un piano di rialzo dei tassi della Bce. Sempre secondo la banca d’affari, per far diventare veramente insostenibile il debito pubblico italiano servirebbe una combinazione di eventi molto negativa e improbabile: un rialzo permanente dei tassi di interesse di lungo periodo al 5%, una crescita vicino allo zero e un’inflazione sotto al 2%. Servirebbe un sostanziale disallineamento dell’economia italiana rispetto al resto d’Europa con una Bce che attua una politica monetaria restrittiva in uno scenario di crisi italiano. In pratica, conclude Ubs, servirebbe una nuova crisi del debito italiano in cui si pone in dubbio la permanenza dell’Italia nell’area euro.

Ubs non nomina la fattispecie, ma lo facciamo noi. Il debito italiano diventa insostenibile se all’Italia fosse somministrata un’altra crisi via austerità come quella indotta dal governo Monti nel 2012. Se ha ragione Ubs e il debito italiano diventa insostenibile solo in presenza di una combinazione di fattori molto improbabile, allora la crisi del 2012, avvenuta in una fase in cui tutti i dati macroeconomici italiani erano molto migliori degli attuali, è stata una crisi politica che non aveva niente a che fare con i fondamentali economici. Questa interpretazione è ormai storia ed è una storia in cui l’Italia è stata tolta di mezzo economicamente e politicamente dato che negli stessi anni veniva gettata in una crisi migratoria epocale dai bombardamenti in Libia e che più recentemente perdeva il legame con l’unico Paese del Mediterraneo che poteva aiutare, e cioè l’Egitto, dopo fatti che sembrano più “strani” ogni giorno che passa.

La combinazione improbabile di cui parla Ubs si manifesta quando tutta l’Europa è in crisi, per esempio per una “normale” recessione globale, ma in cui l’Italia non può fare nessuna politica anticiclica perché vincolata da parametri assurdi di deficit che sono stati decisi quando si pensava a un’inflazione vera e a una crescita economica robusta per tutta l’area euro. In quel quadro poteva avere senso assicurarsi che un Paese “non facesse il furbo”, ma oggi significa solo impedire a singoli Paesi politiche anticicliche vitali perché non sono più possibili le svalutazioni della moneta. Le regole che l’Italia è obbligata a osservare sono le stesse che la Francia ignora da anni regolarmente perché in Europa i trattati sono applicati asimmetricamente a seconda della forza dei Paesi; nei fatti diventano solo lo strumento in cui i Paesi più forti legano le mani a quelli più deboli.

Nel caso italiano non si può più parlare di alcuna sovranità se in una qualsiasi fase di recessione l’Europa entra in scena impedendo politiche anticicliche obbligando all’applicazione di regole pensate per una fase di forte crescita. In questo caso il debito italiano è davvero insostenibile: uno Stato non più Stato, senza moneta e banca centrale, senza poter fare alcuna politica industriale autonoma, obbligato via austerity a disallinearsi dal resto dell’economia europea con una politica monetaria che risponde ad altre esigenze.

A ogni crisi l’Italia si disallinea perché gli altri stati possono fare politiche anticicliche, ma l’Italia no. L’Italia, dice Ubs, ha il debito insostenibile in presenza di un altro 2012; ma questa è stata una crisi tutta politica e non economica. L’Italia di questi mesi, isolata in politica estera, debolissima politicamente è con l’enorme problema migratorio è un soggetto fragilissimo rispetto a qualsiasi scossone macroeconomico e a qualsiasi interesse. Di questo però non si parla, mentre assistiamo attoniti alla Francia che si accorda con gli Stati Uniti e ci fa le scarpe a casa nostra, nel Mar Mediterraneo.

Un’incoscienza inimmaginabile.

Festeggiamo perfino l’europeista Macron che in realtà è un sovranista francese al cubo e che sta evidentissimamente perseguendo l’interesse esclusivo francese, inevitabilmente anti-italiano. 

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