Congresso Assimpresa Pmi Al Centro (38)

LA VERITA’ SUL REI: CON I SOLDI DEI LAVORATORI DI IERI E DI OGGI SI PAGA CHI MAI HA VERSATO UN EUREO

Il reddito di cittadinanza c’ è già. Va in gran parte al Sud. E a pagarlo sono i pensionati. È questo il messaggio inviato ieri da Tito Boeri ai partiti usciti vincitori dalle urne, che tra i nodi da sciogliere hanno anche quello di conciliare le promesse elettorali sui sussidi di povertà con la difficile situazione dei conti pubblici. Perché, ha suggerito il presidente dell’Inps presentando il primo bilancio del Reddito di inclusione (Rei), starsi ad arrovellare su dove trovare le risorse per interventi costosissimi quando una soluzione a basso costo è già pronta per l’uso?

L’ idea di Boeri, che con una mano continua a chiedere austerità per gli assegni previdenziali e con l’altra continua ad elargire valanghe di bonus a chi non ha mai versato un contributo, è che il Rei sia qualcosa di molto vicino alla versione base del reddito minimo o di dignità proposto in forme diverse sia dai grillini sia dal centrodestra. «È un primo passo, ancora sotto-finanziato, ma c’ è», ha detto. Conti alla mano, l’economista della Bocconi voluto da Renzi alla guida dell’Inps ha spiegato che il costo del reddito di cittadinanza proposto dal M5S è «di 35-38 miliardi», mentre con il Rei «si potrebbe fare tantissimo già con 5-7 miliardi, raggiungendo tutte le persone in povertà assoluta».

 

GUERRA DI CIFRE

Tralasciando la guerra di cifre subito scatenata dai grillini, che in base a dati certificati dall’ Istat stimano in 15-17 miliardi il costo della misura, e l’ anomalia di un funzionario pubblico che continua a proporre iniziative legislative senza mai dover rendere conto agli elettori, resta da capire per quale motivo il sostegno alla povertà debba essere fatto con risorse pescate dal bilancio di un ente che dovrebbe pensare più di ogni altra cosa a pagare le pensioni. E che invece sembra voler fare di tutto tranne che restituire ai lavoratori i contributi versati durante la propria vita professionale.

Certo, dal punto di vista sostanziale è lo Stato a pagare (con ingenti e incessanti trasferimenti di denaro) e non l’Inps.

Ma se la distinzione contabile è chiara e trasparente, non si capisce perché, come ha più volte detto l’ex sottosegretario Alberto Brambilla, tutti continuano a lanciare allarmi sulla sostenibilità del sistema pensionistico, quando è solo la spesa assistenziale a crescere ogni anno (siamo arrivati a 108 miliardi) mentre la gestione previdenziale è in perfetto equilibrio.

 

IN POMPA MAGNA

Il problema non ha mai sfiorato il governo uscente, che ieri ha celebrato in pompa magna la pioggia di quattrini distribuita ai poveri. «Non buttare a mare il lavoro fatto, perché il Paese non può permettersi una fiera delle velleità», ha detto il premier Paolo Gentiloni. «Credo che il reddito di inclusione sia qualcosa di importante che deve durare nel tempo», ha aggiunto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Entrando nel dettaglio, i nuclei che sono stati beneficiati da misure di contrasto alla povertà, sia dal vecchio Sostegno per l’inclusione attiva che dal nuovo Rei entrato in vigore dal primo gennaio, sono 251.000 famiglie per 870.000 componenti. Al momento, ha spiegato Boeri, è stato raggiunto quasi il 50% della platea potenziale (era 1,8 milioni di persone al primo step) ma a luglio la misura diverrà universale (vengono meno i requisiti familiari e restano solo quelli economici) e si punta a una platea di quasi 700mila famiglie e 2,5 milioni di persone interessate.

Il sussidio (rispetto ai 780 euro mensili per persona singola e 1.638 euro a una coppia con due figli minori previsti dalla proposta grillina), raggiunge al massimo 187 euro per una famiglia composta da una sola persona e 485 euro in caso di almeno cinque componenti.

L’ importo medio mensile è stato di 297 euro. Inutile dire dove siano andati gli assegni.

Sette nuclei beneficiari su 10 vivono nel Mezzogiorno. Campania, Calabria e Sicilia in testa. Nel dettaglio, per il Rei sono residenti al Sud 79.723 famiglie su 110.138 complessive (il 72,4%) con un importo medio di 309 euro contro i 256 del Nord. Per il Sia la percentuale di nuclei residenti al Sud è del 69,6% (83.004 su 119.226).

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