Tasse

Lo Stato, le tasse e la dignità degli imprenditori

Nel 2016 per pagare le tasse un imprenditore doveva lavorare fino al 9 agosto, quest’anno il gravame fiscale te lo scrolli di dosso un giorno dopo, il 10 agosto: sarà questa la data  del “Tax free day” 2017.

Con l’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI) va un po’ meglio: smetti di lavorare 10 giorni prima.

Una ricerca di Confesercenti ha calcolato che un pensionato italiano che percepisce 1.500,00 euro lordi al mese deve versare almeno 4.000,00 euro di tasse, uno francese, inglese o spagnolo meno di 2.000 euro circa la metà.

In Italia il problema della sostenibilità della vita per i cittadini semplicemente non è considerato.

E chi dovrebbe farlo?

I politici che ritengono di meritare migliaia e migliaia di euro e privilegi a bizzeffe per recarsi in Parlamento a schiacciare un bottone un paio di volte la settimana, quando va bene? 

Se noi siamo qualunquisti e populisti voi cosa siete?

Vorremmo ribadire una cosa che dovrebbe essere chiara a tutti e invece non lo è.

Quando le tasse sono inique, quando impediscono di condurre una vita dignitosa, è doveroso cercare di difendersi.

Luigi Einaudi la chiamava «la vivace resistenza dei privati».

E scriveva: «La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco».

Scrisse queste parole sul “Corriere” il 22 settembre del 1907.

Luigi Einaudi fu uno dei massimi economisti del suo tempo ed il secondo Presidente della Repubblica Italiana, dal 1948 al 1955 e mai di lui si disse che era qualunquista e populista.

Se mai è esistita una persona completamente persuasa dei doveri che comporta la cittadinanza fu lui.

Anche lo Stato ha dei doveri.

Lo Stato è rispettabile quando è rispettoso.

Altrimenti è qualcosa che assomiglia troppo a un nemico. E dai nemici bisogna difendersi.

Non è onestà se per pagare tasse inique si privano i figli della possibilità di studi migliori, o di un tenore di vita decente, si è invece disonesti nel profondo.

Il nostro primo dovere è pensare al sostentamento della nostra famiglia. Il resto viene dopo, molto dopo. 

«Eccoli lì quelli dl Dio, Patria e Famiglia!» diranno in molti.

Sì, eccoci qui per dire che o tutti i lavoratori hanno diritti o non li ha nessuno, che tutti gli imprenditori sono lavoratori e che l’impresa è un bene di tutti e va tutelata.

Come se tra un po’ vi diranno che a 65 anni in pensione non ci potrete andare perché avete trovato lavoro  solo a quarant’anni e questo è un altro problema.

Imprenditori, partite IVA, non vi si rivolta lo stomaco neanche un po’ quando sentite dire che un evasore è per ciò stesso un farabutto, e ancor più quando a dirlo è chi prende uno stipendio scorrelato da impegno, merito, capacità, da tutto?

Quando vi prendono i soldi dal conto per pagare una multa magari ingiusta che sono poi quelli con cui avevate programmato di pagare le cure di vostro padre con ‘Alzheimer o di vostra madre in carrozzina per un ictus visto che la sanità è un optional dopo che avete pagato tasse per una vita?

Visto le paradossali scoperture del welfare previdenziale?

Imprenditori, artigiani, professionisti che eravate partiti con l’idea di pagare sempre tutte le tasse accorgendovi poi che vi era letteralmente impossibile, ma davvero pensate di andare a votare chi fino ad oggi altro non ha fatto che smargiassate e raggiri?

Lo dicevamo a proposito di tutto quello che fanno finire in um come mattarellum, porcellum, tedeschellum, come loro che sono scotillum, cioè zoccolette..

Ma si può rispettare uno Stato che non ti rispetta? E se sì, fino a quando?

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