Valeria Guerra

Managerialità molecolare

Il termine manager è certo quello che oggi rappresenta meglio la figura dell’agente del cambiamento, e l’alchimia che egli è chiamato ad esercitare è proprio quella di andare oltre al conosciuto per progettare il nuovo. Poco importa che egli diriga un’azienda, governi un’istituzione, gestisca un team di lavoro, o amministri un ospedale: manager è colui che, spinto dalla passione di migliorare il mondo in cui opera, agisce con tutto se stesso in direzione di un cambiamento possibile.

 

La chimica della gestione delle risorse  è il lavoro del manager, quindi è manageriale la trasformazione del conosciuto per raggiungere nuovi orizzonti, la capacità  di non accontentarsi, di non mortificarsi all’interno delle paure, di “andare oltre”.

Un’attitudine che ha fatto grande l’umanità  e che ogni giorno ci si presenta davanti chiedendoci di essere creduta e cavalcata come opportunità .

Lo possiamo fare tutti, con il lavoro che siamo chiamati a svolgere, attraverso la nostra capacità  di essere prima di tutto uomini e donne dall’integrità, capaci di prescindere da emozioni e preconcetti, e alla ricerca di qualcosa che possa suonare più armonico, utile e vero per tutti.

 

Si può anche parlare di una nuova branca dell’economia chiamata Economia Comportamentale aperta da Richard H. Thaler cui per questi studi è stato riconosciuto il premio Nobel 2017 per l’Economia.

I suoi studi hanno costruito un ponte tra le analisi economiche e psicologiche del processo decisionale del singolo che impiegando concetti tratti dalla psicologia, elabora modelli di comportamento alternativi rispetto a quelli formulati dalla teoria economica standard.

In sintesi si inseriscono ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale economico di modo che esplorando le conseguenze di una razionalità limitata, di preferenze sociali e di mancanza di autocontrollo  evidenziano come questi tratti umani influenzino sistematicamente le decisioni individuali e gli esiti del mercato.

 

Ci piace parlare di chimica della managerialità o managerialità molecolare.

Siamo in una via di mezzo tra il lettino dello psicanalista e i grafici dell’area della produzione, della vendita, delle analisi di mercato e della leadership situazionale applicata all’aziendale aprendo all’analisi del rapporto tra la tendenza a fare supposizioni realistiche e le scelte economiche.

Attraverso l’analisi delle conseguenze della “razionalità limitata”, delle “preferenze sociali” e della “mancanza di autocontrollo”, il modello Thaler mostra come specifiche caratteristiche della psicologia umana condizionino le decisioni e di conseguenza i risultati per i mercati in ambito economico.

Regge il modello la “teoria dei nudge“, sui rinforzi positivi per interi gruppi sociali per orientare il loro avanzamento verso il benessere, senza limitarne le libertà.

Detta teoria spiega che le persone tendono a semplificare le loro decisioni in ambito finanziario, creando ragionamenti isolati per ogni decisione, senza valutare quali potrebbero essere gli effetti complessivi di un problema complesso.

è infatti dimostrato come la nostra naturale avversione alla perdita condizioni il nostro modo di percepire il valore di un bene: più alto se lo possediamo, inferiore se non ci appartiene.

Queste limitazioni cognitive hanno un effetto determinante nel funzionamento dei mercati finanziari, e se ne deve tenere in debito conto per la loro analisi e gestione.

Corollario della teoria nudge  (tradotto spesso come “pungolo” in italiano, anche se la parola inglese letteralmente significa “spintarella”), è il concetti di onestà, che mostrando come le preoccupazioni dei consumatori su questo tema possano indurre i venditori di beni a non aumentare i prezzi nei periodi di alta domanda, salvo non coincidano con quelli di costi più alti.

A  tale rigurado è emblematico il cosiddetto “gioco del dittatore” sviluppato da Thaler: un individuo, il dittatore, deve decidere come dividere una somma di denaro con un secondo giocatore, il ricevente, che ha solamente un ruolo passivo. Questa simulazione è stata poi utilizzata in altri contesti per valutare il comportamento e l’onestà tra diversi gruppi di persone, quando si devono prendere decisioni in ambito economico che hanno conseguenze anche per gli altri.

Il concetto di nudge è nato indagando il comportamento davanti a impegni assunti per il breve o per il lungo periodo prendendo in esame ogni aspetto nell’architettura delle scelte che può alterre il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici.

Per contare come un mero pungolo, l’intervento dovrebbe essere facile e poco costoso da evitare. I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no.

 

Gli studi Thaler hanno influenzato il modo di concepire politiche e provvedimenti, anche da parte dei governi, descrivndo soluzioni in gradi di migliorare la vita delle persone, orientandone le scelte, ma senza limitare la loro libertà che si potrebbe chiamare “paternalismo libertario”.

 

I contributi di Richard Thaler hanno costruito un ponte tra le analisi economiche e psicologiche del processo decisionale del singolo.

Thaler succede all’anglo-americano Oliver Hart e al finlandese Bengt Holmström, vincitori dell’edizione 2016.

L’anno scorso, i due economisti erano stati premiati per i loro studi dei compensi e dei benefit che vanno ai top manager delle aziende: era stata una vittoria inattesa, visto che tutti i pronostici della vigilia davano per favorito il francese Olivier Blanchar.

 

 

D.ssa Valeria Guerra

Psicoterapeuta – Docente di metodologie Anti-aging e Antistress

Responsabile del dipartimento di Mentoring & Coaching

presso la Scuola d’Impresa di Assimpresa dal 2005

 

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