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MONEY MONEY MONEY PER LE NOSTRE IMPRESE

Tra paese reale e paese burocratico legislativo.

Quel che si sta manifestando sotto gli occhi sempre più sgomenti del popolo italiano è la distanza ormai siderale che divide il Paese legislativo dal Paese reale.

Il governo decreta, e non succede niente. Acquista le mascherine, e non arrivano o arrivano sbagliate. Concede il bonus ai liberi professionisti e il sito dell’Inps va in tilt, dopo che la comunicazione aveva fallito.

Un imprenditore veneto che voleva regalare 10 milioni di euro alla Regione si è sentito supplicare da un alto funzionario: “Per favore no, ci regali direttamente macchinari sanitari, altrimenti nel tempo che impieghiamo per poter spendere i suoi soldi, moriranno centinaia di persone”.

Il 7 marzo le carceri vengono sconvolte dalla rivolta e al 4 aprile non è cambiato nulla

Ma cosa dovrebbe decretare domani il governo Conte per avviare il Paese se non sulla strada della ripresa su quella della resilienza? Resistenza intesa come rottura per sollecitazione meccanica.  Cosa dovrebbe fare, se vivessimo in un mondo normale, dove un governo decide e una pubblica amministrazione esegue

Innanzitutto commissariare le funzioni essenziali per la risposta sanitaria alla pandemia. Non basta nominare un commissario, bisogna dargli pieni poteri: amministrativi, s’intende. Quindi sono inutili e dannose, in questo caso, le procedure. Serve immediatezza, anche a costo di prendere qualche cantonata. Subito gli approvvigionamenti: respiratori per le terapie intensive, mascherine, test diagnostici. Poi il sostegno all’economia. Per il 60% delle imprese italiane il mese di marzo ha registrato ricavi pari al 30, massimo al 50% di quelli previsti. Significa che chi incassava 100 spendendo 90 ha incassato 50 spendendo al minimo 80, e perdendo 30. Altri due mesi così e fallirà.

Negli Stati Uniti, dove si può licenziare da un giorno all’altro, in due settimane sono stati fatti 10 milioni di disoccupati. Bisogna dare agli imprenditori, subito, i soldi necessari per coprire questo buco di cassa. Darglieli subito, agevolmente, e garantendoglieli fino alla fine dell’emergenza epidemica.

Operativamente, non si può distribuire denaro senza avvalersi delle reti consuete, in questo caso le banche, nel caso della cassa integrazione l’Inps.

Ebbene: le banche non vanno lasciate in una posizione di discrezionalità, libere di decidere se erogare o meno i finanziamenti. Devono essere obbligate per legge ad erogarli in quanto coperte al 100% dai rischi. Devono essere semplici bancomat, all’esibizione delle credenziali di merito che devono però ridursi ad un’autocertificazione da presentare alla banca e contestualmente alla Prefettura, ma con una semplice Pec.

Affrontiamo le insidie dei furbetti: a stabilire chi e come sono sarà la magistratura dopo i controlli a campione che la polizia attuerà su tutti i richiedenti. Compresa la galera a trent’anni.

Questi finanziamenti di liquidità vanno resi restituibili in otto anni, non uno di meno.  La cassa integrazione va pagata su semplice richiesta, bypassando tutte le ordinarie pratiche.

I versamenti fiscali e previdenziali residui vanno sospesi fino alla fine dell’emergenza sanitaria o se del caso anche rinunciati..

Questi debiti contratti dalle imprese con la pubblica amministrazione vanno pagati in 12 rate per ciascun mese di sospensione. Se uno salta tre mesi paga in tre anni.

Si aggiunga il pagamento immediato di tutti i debito della PA verso imprese e privati. Non vogliamo morire di burocrazia e di inedia.

Antonio Fortuna 

Presidente Assimpresa

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