OVERVIEW 2020 ECONOMIA E FINANZA ITALIA

Il nuovo anno inizia con prospettive incerte per l’economia e l’occupazione: le due misure simbolo del governo giallo-verde, il reddito di cittadinanza e quota 100, non hanno rilanciato né i consumi interni, né l’occupazione, come peraltro ampiamente previsto nei documenti tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Lo scenario mondiale rimane problematico, con la Brexit ormai imminente e la guerra dei dazi aperta dalla amministrazione Trump che vuole riequilibrare i flussi di import-export soprattutto dei beni per rilanciare l’occupazione interna. È opportuno a questo proposito ricordare almeno due dati, per avere l’idea di quanto siano vicine a noi queste questioni: verso gli Stati Uniti esportiamo beni per 42,4 miliardi di euro l’anno, importiamo per 16, con un saldo attivo di 26,5 miliardi di euro (dati 2018); verso il Regno Unito esportiamo 23,5 miliardi di euro di beni, importiamo 11,1 con un saldo attivo di 12,3 miliardi. Entrambi questi fondamentali mercati oggi sono a rischio.

Per questo ritorna sempre più evidente che una ripresa dell’economia e dell’occupazione può venire solo da una ripresa degli investimenti, pubblici e privati, e, in primo luogo, infrastrutturali. Questa esigenza è affermata a chiare lettere nella nuova manovra finanziaria, ma come è ben noto “tra il dire e il fare …”. Superata, almeno sembra, l’opposizione ideologica preconcetta del M5S alle “grandi opere”, dipinte da Toninelli come “la mangiatoia”, quasi servissero solo per depredare soldi pubblici, alla partenza degli investimenti si frappongono ancora gli ostacoli che da molti anni bloccano questo settore in Italia.

Una descrizione sintetica e molto efficace di questi ostacoli, l’ha data Giovanni Tria al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli di Rimini l’anno scorso: da pochi giorni non era più ministro e, forse per questo, si è sentito libero di dire con chiarezza quanto segue. “Il problema in Italia degli investimenti pubblici non è certamente quello della mancanza di fondi: i fondi ci sono, da anni, ma non vengono utilizzati, perché c’è una difficoltà a fare gli investimenti. Credo che ci siano due questioni fondamentali. Da una parte dobbiamo cambiare le regole: quest’inverno avevo lanciato l’idea, come ministero delle Finanze, che per un periodo tornassimo alla direttiva europea sugli appalti pubblici; significa eliminare la sovrastruttura di regole che abbiamo messo intorno alla direttiva europea. Questa è una parte: poi c’è la capacità del settore pubblico di progettare in modo corretto: occorre incrementare la capacità tecnica di progettazione a livello nazionale e locale; io credo che questa capacità tecnica sia stata progressivamente quasi distrutta negli ultimi decenni e va ricostruita. C’è poi un terzo, altro grande problema, che è il rischio legale. In tutto il mondo gli investitori ci dicono che ci sono molte opportunità di investimento in Italia, ma hanno paura del rischio legale: questo è dovuto non tanto alla lentezza delle procedure, ma all’imprevedibilità e alla facilità con cui si passa da procedimenti amministrativi a civili e a penali. Questo rischio viene visto in Italia e non viene visto in altri paesi”.

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