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PREVISIONI PER IL 2017

Tutti lì a far previsioni per il 2017!

Tutti a far di conti e tabelle, medie e mediane e diavolerie algoritmiche.

Tutto è economia!

Di più: tutto è matematica e tutte le previsioni son fondate su serie storiche e quindi non sull’esame di un probabile futuro, ma sul rimescolamento del passato centrifugato con regole che ogni anno sono più stantie.

Ma così è. Sono migliaia di migliaia i lavoratori improduttivi che fanno questi lavori o supposti tali e ogni anno aumentano a dismisura, bisognerà pur tenerli in vita!

Loro non si licenziano mai: si licenziano semmai i lavoratori pagati con voucher e a cui si è tolto tutto, anche la speranza, ma mai l’illusione dei telefonini, di Facebook e dell’odio contro ogni foglia di politica o di politico che si muova per il vento del farsi stesso del cammino umano.

Naturalmente questo bene rappresenta l’agonia di un mondo: quello dell’economia come costume e lasciamo perdere la scienza che dorme sonni tranquilli; parliamo piuttosto di costume o mores che dir si voglia.

Ma in verità le vere previsioni che contano non sono economiche, perché lì si sposterebbe solo qualche punto percentuale di Pil negli Usa, in su come in India e in giù a precipizio in un’Europa teutonicamente dominata e nella Cina del nuovo comando terroristico centralizzato, mentre l’America del Sud si spacca in due tra paesi sotto controllo Usa in decadenza (Brasile e Argentina prima di tutto) e quelli non ancora domati (Ecuador e Bolivia), con il miracolo peruviano e colombiano a far da contrappeso al disastro venezuelano-cubano che dovrebbe far impensierire anche la Compagnia di Gesù per le stupidaggini che si son dette e fatte in quelle nazioni con conseguenze disastrose come la fame e la perdita della speranza e della vera fede, rendendo tutti evangelici in trance che si rotolano per terra.

Ma ciò che si affermerà veramente sarà l’inizio del ritorno planetario alla ragion di Stato, ossia alla Pace di Vestfalia in un nuovo ordine internazionale fondato sul duopolio instabile tra Usa e Russia, con la Cina che vorrebbe o divenirne parte con un triopolio oppure dominare da sola almeno l’Asia.

 

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