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SUSSIDIARIETA’ E LAICITA’

Sussidiarietà e laicità

Nelle ore drammatiche del coronavirus ogni dimensione della vita sociale subisce un’accelerazione, così come nell’esperienza di ciascuno. L’Italia l’abbiamo sotto gli occhi con i piedi a bagno in eroismi meravigliosi e confusioni penose. Livelli confliggenti tra Stato centrale e regionale.

I nostri concittadini sono rimasti colpiti da una notizia, osservando la condizione di tante aziende piccole e medie, di negozianti, partite Iva, operai, che non capiscono niente e attendono che le promesse di sovvenzioni siano espresse al presente e non al gerundio (stiamo facendo) o al futuro, ma la cui riscossione prevede clausole complicate.

Invece in due passi dal confine è semplice, chiaro. Cerchiamo di capirlo.

Da dove abito se alzo lo sguardo sono in Svizzera, il Canton Ticino, che per ragioni di cultura e prossimità in tanti sensi avendo in comune lingua e due laghi (il Maggiore e quello di Lugano e altro ci è vicino.

Sul piano finanziario siamo stupiti da una seria e rapida mobilitazione di Governo federale, Banca Nazionale e banche per attuare un piano di crediti (fino a 500mila franchi) a lunga scadenza e zero interessi, a beneficio delle aziende (molte migliaia si sono fatte avanti). Sul piano economico, importanti le misure a sostegno dei disoccupati, circa le quali segnaliamo solo la proroga di 120 giorni per le indennità giornaliere.

Subito credito gratis per piccole aziende e le piccole attività. La velocità e la certezza sono decisive. Si comincia subito. Non dopo che si è sconfitto il virus. Mentre la gente è a casa, ed è assediata da molte angosce, la certezza della chiarezza e semplicità del soccorso finanziario e dello Stato è qualcosa che dà un sostegno alla pace familiare e alla resistenza alla malattia.

Ci sono stati scontri. Infine le autorità luganesi hanno praticato uno strappo, che qualcuno ha definito incostituzionale. Hanno emanato provvedimenti di grande severità, senza aspettare – come si è dovuto fare in Italia con Roma – il timbro di Berna. La quale non ha digerito bene la faccenda, ma ha deciso di fatto di consentire la regionalizzazione dei provvedimenti. Accettando nella pratica il primato della sussidiarietà verticale. Lo Stato proprio in tempi di emergenza può e deva fondarsi sul principio di sussidiarietà.

Non applicando regole astratte, ma lasciando spazio a esperienze vitali.

In tempi di calamità necessita uno Stato “forte e laico”.

Dio, perché non mi hai fatto nascere in Svizzera?

A cura di Antonio Fortuna 

Presidente Assimpresa

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