Tagli Pensione

TAGLIO PENSIONI: in arrivo pesanti sforbiciate

È stato presentato il 6 agosto scorso alla Camera dei Deputato il disegno di legge che, per favorire l’equità del sistema previdenziale, prevede il ricalcolo dei trattamenti pensionistici superiori a 4.000 euro mensili con il metodo contributivo. In questo modo, si taglierebbero quelle pensioni ritenute troppo generose rispetto ai contributi versati.

Siamo ancora in una fase iniziale, perché il provvedimento dovrà essere discusso dalla Commissione Lavoro per poi essere approvato in Parlamento, ma la linea da seguire appare ben definita.

Pensioni anticipate nel mirino: sforbiciate superiori al 20%

Il meccanismo previsto dalla legge lega il taglio a due fattori:

  • l’età del lavoratore al momento della pensione;
  • il valore dell’assegno.

Per quanto riguarda l’età, sarà penalizzato chi è uscito (o uscirà) presto dal mondo del lavoro. Oggi la normativa fissa l’età pensionabile per tutti a 66 anni e 7 mesi, ma prima della riforma Fornero le donne potevano andare in pensione a 61 anni (60 nel privato) e, negli anni precedenti, si poteva uscire addirittura a 57 anni. Tutte le eccezioni e i casi previsti, anche con la normativa attuale, fanno sì che la media d’età dei pensionati sia nettamente inferiore rispetto all’età pensionabile prevista dalla legge: la fotografia dell’Ocse nel 2016 parla di una media di 62,1 anni per gli uomini e 61,3 per le donne. Si capisce, quindi, come sia ampia la platea a cui si può applicare il taglio.

Non tutti i pensionati giovani, però, subiranno la sforbiciata, perché oltre all’età si andrà a guardare l’ammontare del vitalizio percepito: il taglio scatterà se la pensione supera gli 80.000 euro lordi annui, pari a 4.000 euro netti al mese.

Di fatto il provvedimento “risparmia” chi ha maturato un vitalizio alto ma è andato in pensione tardi, e chi è uscito dal mondo del lavoro presto, ma con una pensione ritenuta “non d’oro”. Per calcolare gli 80.000 euro si prenderanno in considerazione sia le anzianità maturate con il sistema di calcolo retributivo che quelle calcolate con il contributivo, ma poi il taglio coinvolgerà solo la parte retributiva.

Sulla base di quanto disposto nel disegno di legge, il sito PensioniOggi ha fatto un’elaborazione che consente di farsi un’idea dell’entità dei tagli. Se nulla dovesse cambiare rispetto al testo presentato in aula, emerge che quanto maggiore è l’anticipo rispetto alla data della pensione di vecchiaia, ricalcolata a ritroso sin dagli anni ’70, tanto maggiore è la riduzione della pensione: ad esempio, se nel 2019 un lavoratore dovesse andare in pensione anticipata prima dei 57 anni, avrebbe un taglio del 25%. A 62 anni, il taglio sarebbe del 14,5%. In sostanza, si parla di un taglio del 2-3% per ogni anno di anticipo rispetto all’età pensionabile prevista dalla legge.

Il progetto di legge dovrebbe entrare in vigore nel 2019 e si applicherà a tutte le pensioni – sia quelle passate, sia i trattamenti che saranno liquidati d’ora in poi. Il taglio dovrebbe interessare 158.000 pensionati e secondo gli estensori del progetto di legge porterà nelle casse dello Stato introiti per 500 milioni di euro all’anno per 10 anni. I risparmi saranno convogliati in un Fondo creato appositamente per poi redistribuire le risorse in modo da incrementare pensioni minime e pensioni sociali.

In sostanza, la riforma prevede tagli alle pensioni anticipate, seppur concesse in base alle normative vigenti. Si prevede che saranno penalizzati, ad esempio, manager usciti dal mondo del lavoro dopo crisi aziendali, lavoratrici donne che hanno usufruito della possibilità di anticipare la pensione, lavoratori autonomi che hanno chiuso l’attività negli anni della crisi.

Restano le perplessità nel veder ridurre, in tempi stretti e con scarsi preavviso, pensioni maturate in base a normative vigenti, sulla cui base sono stati costruiti progetti di vita: con tagli anche del 25%, molti pensionati si troveranno improvvisamente a dover gestire cambiamenti significativi nel proprio stile di vita

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