Limiti

VERITA’ PRESUNTE E ILLUSIONI COLLETTIVE

I limiti delle verità presunte

Ci sono, a volte, alcune affermazioni che entrano nella convinzione comune come dati di fatto non contraddetti, che poi assumono il valore di verità assoluta. Tutti ne parlano come se fossero verità acquisite, anche quando non suffragate da dati concreti. E questo sembra succedere quotidianamente nei dibattiti televisivi, sui giornali, nelle interviste, nei comizi e nelle chiacchiere da bar.
Fenomeno di illusione collettiva, di fronte al quale sono nate agenzie con il compito di contrastare, con dati di fatto ma senza grande risultato, il proliferare interessato di leggende costruite ad hoc. Diversi sono i casi relativi ad affermazioni scientifiche o trend statistici che sembravano consolidati e che hanno condizionato la nostra vita e i nostri acquisti.

Il primo riguarda la Legge di Moore, da tutti condivisa, che stabiliva in due anni il tempo necessario per raddoppiare la potenza dei chip. Costruttori di PC, programmatori, tutto il mondo dell’informatica sapevano che ogni due anni si sarebbe verificata una piccola rivoluzione. Noi consumatori in fondo subivamo passivi, essendo costretti a constatare l’obsolescenza dei nostri sistemi, ad acquistare nuovi programmi, cambiando i cellulari e via dicendo. Era un dato talmente consolidato, che nessuno metteva in dubbio il suo valore di verità. Almeno fino ad ora.

Sembra, infatti, che ci sia un limite fisico al raddoppio della potenza dei chip di silicio, poiché in fondo anche gli elettroni hanno una loro seppur infinitesimale consistenza, e questo varrà anche per i futuri chip quantistici. Dunque, dobbiamo ripensare il tutto e da parte mia, aspetterò a cambiare il computer.

Un’altra “verità” condivisa era quella che vedeva la scomparsa del libro di carta a favore dei formati elettronici, degli e-book, mentre, per fortuna, sembra che la carta stia avendo un rilancio, non solo nell’attività di lettura, ma anche nella scrittura, a scapito delle agende elettroniche e a favore della penna stilografica o quantomeno di biro e matite.
Un’altra notizia mi fa pensare che ci siano limiti invalicabili che connotano, in fondo e ancora, la nostra dimensione umana. Due ricercatori di Oxford, Frey e Osborne, avevano calcolato nel 47% la percentuale dei posti di lavoro che sarebbero stati persi a causa dell’introduzione dell’intelligenza artificiale. Ultimamente l’OCSE ha detto che i lavori che scompariranno saranno in realtà il 14% e che un altro 30/40% si trasformerà radicalmente.
Non è che questo non sia già successo. Negli anni ‘50/60 gli impieghi in agricoltura in Italia passarono dal 40 al 10% e la continua innovazione è diventata un dato di fatto nella nostra vita. Alla fine sono convinto che le inevitabili trasformazioni troveranno comunque un loro limite.

Che è il limite posto alla nostra volontà, un limite che dobbiamo per forza riaffermare come esseri umani, sostanzialmente caratterizzati, appunto, da limiti che fanno bella la nostra vita.
Una riflessione finale: il progresso tecnologico è un bene per l’umanità, senza dubbio alcuno. A condizione che non si rinunci a usare il cervello, che non si confidi nei poteri “magicidei cellulari e di altre tecnologie che, abusate più che usate, prosciugano le intelligenze e mortificano la capacità critica. È quello che, purtroppo, sta avvenendo. Senza che ce ne rendiamo conto.

 

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