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VERSO IL DISASTRO WELFARE

Ma va! Assimpresa lo dice da anni.

Di fatto si va verso una pensione da fame.

Con il sistema contributivo di fatto si rischia un taglio del 50 per cento del reddito.

Un esempio su tutti: un professionista con un reddito di 20 mila euro, dopo 30 anni di carriera percepirà una pensione con un assegno annuo di 10mila euro.

Di fatto l’allarme in questo momento arriva da diverse casse previdenziali come ad esempio quelle di biologi, psicologi, agronomi e forestali, attuari e chimici, periti industriali e infermieri. In questi casi la pensione erogata, come ricorda Italia Oggi, è stata di circa 2.224,60 euro all’anno.

Circa 200 euro al mese.

Un assegno che non ricorda nemmeno lontanamente quello della pensione sociale. L’allarme riguarda particolarmente sia le casse giovani che quelle 103, stessa situazione anche per quelle che da più tempo usano il contributivo.

E così le casse provano a porre rimedio a questa situazione offrendo servizi aggiuntivi di welfare sia durante il periodo lavorativo che durante quello pensionistico.

Per capire quali possano essere gli assegni del futuro ecco alcuni esempi.

Prendiamo il caso di un professionista con un reddito medio lordo di 31 mila euro dopo 30 anni di lavoro.

Nel caso di uno psicologo o di un biologo verrà corrisposto un assegno annuo di 10mila euro.

Nel caso di un infermiere sempre 10mila euro, mentre di 11 mila euro annui con la gestione separata Inps.

Insomma per ottenere un assegno più alto bisognerà lavorare più a lungo e versare più contributi.

Fonte: Luca Romano

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