IL RATING ADVISORY

Il rating advisory rappresenta oggi un elemento fondamentale del rapporto banca-impresa. Molte PMI si rivolgono al canale bancario per ottenere finanziamenti di breve o mutui non consapevoli dell’esistenza e dell’importanza di questo tipo di consulenza, nella quale i dottori commercialisti specializzati giocano un ruolo fondamentale.

Il 2019 ha registrato su base annua una riduzione strutturale di prestiti bancari (circa 45 miliardi secondo Confesercenti). Questo trend è dovuto anche agli stringenti limiti di Basilea 3, che impone l’accantonamento totale a riserva delle somme prestate a società prive di rating ufficiale.

Da qui la scarsa propensione delle banche ad erogare finanziamenti. A questo devono aggiungersi la scarsa cultura finanziaria, la mancanza di pianificazione finanziaria e di sistemi di controllo di gestione, che di fatto limitano le informazioni a disposizione delle banche per potersi convincere della solvibilità delle imprese.

L’ottenimento di un giudizio ufficiale di rating lo si ottiene tramite enti terzi specializzati, indipendenti e riconosciuti dal mercato.

L’imprenditore, dalla sua e assieme ai propri professionisti, può lavorare al miglioramento di questo giudizio per aumentare il proprio merito creditizio.

Per migliorarlo non è però sufficiente agire a posteriori sul bilancio, ma è necessario programmare una adeguata pianificazione finanziaria (preventiva e consuntiva), individuando gli indici e i dati più rilevanti e cercando di modificare quelli che impattano negativamente sul giudizio di rating.

L’attività di advisory parte dall’analisi della documentazione aziendale ed esterna (vedi Centrale Rischi), contabile ed extra-contabile, storica e prospettica, per comprendere le componenti di rischio intrinseco dell’attività, la storia e l’esposizione bancaria della società.

Partendo dagli obiettivi e dai rischi, è necessario strutturate un sistema di pianificazione e monitoraggio periodico; questo al fine di prevedere ed individuare gli scostamenti ed aggiustare le leve che determinano la variazione del giudizio di merito.

Gli istituti di credito sono interessati alla capacità di produrre flussi finanziari per restituire il capitale prestato e remunerarlo con il pagamento di interessi passivi periodici.

Per questo è necessario prestare importanza alla composizione delle fonti di finanziamento (ed in particolare al rapporto fonti di terzi/fonti proprie), alla correlazione tra investimenti a lungo termine e fonti a lungo, alla capacità dei margini netti di pagare gli interessi passivi.

La seconda fase consiste nella costruzione (o nel miglioramento) della comunicazione finanziaria dell’impresa per facilitare il rapporto con la potenziale banca finanziatrice.

Questo si realizza attraverso business plan e la costruzione di indici con tecniche di analisi di bilancio per redigere una reportistica da poter presentare all’istituto per chiedere il finanziamento.

Le considerazioni sopra esposte vanno tenute in debita considerazione se rapportate all’entrata in vigore (prevista per il 14 Agosto 2020) e della periodicità trimestrale della valutazione degli indici di crisi.

 

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