IMPOSTE: il principio di sussidiarietà

. Il rispetto del principio di sussidiarietà impone una gestione della cosa pubblica, senza moltiplicare l’apparato burocratico e senza convertire lo Stato in Stato assistenziale. Questa è una complessa questione che si barcamena da lungo tempo tra due importanti filoni dell’ideologia liberale: quello liberista classico, più incline a privilegiare i diritti proprietari a fronte dell’interesse pubblico al prelievo, ed a svalutare l’intervento statale, regolatore e di mediazione e quello all’opposto, egualitario e welfaristico, repulsivo dello “Stato minimo” e rivalutativo delle regole fiscali distributive e redistributive rispetto ai diritti proprietari. La propensione all’ampliamento della sfera d’influenza dello Stato, che si pone alle cosidette origini dello Stato del benessere , non sempre si è rivelata opportuna e rispettosa dei singoli e delle comunità, infatti in molti casi si è assistito ad eccessi che hanno condotto alla nascita dello Stato assistenziale, in cui si manifesta inequivocabilmente un’inadeguata estensione dei compiti delle istituzioni con una confusione dei ruoli e con un aggravio dei costi che ha alimentato, ad esempio, l’ eccessiva crescita di organico nell’amministrazione pubblica e nelle sue partecipate. Lo stato assistenziale provoca la perdita di energie umane deresponsabilizzandole e l’aumento esagerato di apparati pubblici dominati da logiche burocratiche, più che dalla preoccupazione di servire il cittadino utente e la collettività a cui appartiene, e con un enorme crescita delle spese. L’eccesso di spesa pubblica ha determinato il livello insostenibile di debito pubblico al quale è giunto il nostro Paese. Inoltre, lo svantaggio, consiste nel fatto che, spesso, le produzioni pubbliche sono eccessive, rispetto a ciò che il cittadino desidererebbe e quindi il suo carico tributario cresce, senza che, in cambio egli ottenga beni o servizi pubblici di utilità equivalente (con meno spazio per la redistribuzione). Ma c’è un’altra causa per cui il processo di offerta dei beni e servizi pubblici può non essere redditizia, come invece sarebbe possibile in una situazione ottimale, ed è la scarsa efficienza della pubblica amministrazione, che aumentando i costi genera una riduzione della rendita del produttore e del consumatore cittadino contribuente, che combinandosi con l’eccesso di spesa può portare alla sua distribuzione ed a un costo dei beni pubblici superiori al loro benefici. Ciò può derivare da una capacità produttiva in eccesso, che viene pagata ma non utilizzata – l’inefficienza deriva da un eccesso di fattori produttivi impiegati per ottenere le unità di prodotto date dovute a scarso rendimento e assenteismo del personale – altra forma d’inefficienza è costituita dal prezzo eccessivo dei fattori produttivi, cattiva organizzazione, ritardi nei pagamenti, scarsissima mobilità del personale, forte rigidità

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