Dr Aldo Romanini Segretario Nazionale Assimpresa (6)

SVEGLIA!

SVEGLIA!

Gli epidemiologici stimano che il declino del potenziale di contagio in Italia potrà avvenire non prima di fine aprile.

Per tale motivo il Governo sta valutando di estendere il periodo di blocco economico.

Il Governo pare non comprendere, quel che comprende bene che un numero crescente di imprese che ci sono due rischi: crisi di liquidità con catena di insolvenze e perdita di clienti per sostituzione, soprattutto nelle nazioni che mantengono aperte le produzioni di cui le aziende italiane sono fornitrici.

Altri paesi – in primis la Germania così l’America, il Giappone, il Regno Unito, la Corea del Sud – preferiscono prendere un (relativo) rischio medico, confidando sulla forza del suo presidio sanitario, piuttosto che uno di collasso del sistema industriale.

Sono degli incoscienti? Taluni economisti hanno rilevato che il rischio è calcolato e che sono predisposte contromisure di caso peggiore.

Detti paesi hanno miliardi di dollari o di euro in deficit, con una militarizzazione dei presidi medici e loro potenziamento rapido, e attivato un sostegno totale alle grandi imprese in difficoltà nonché alle microaziende. Ciò mostra che c’è consapevolezza nel tentativo prima di minimizzare le chiusure dell’economia per non distruggerla.

L’Italia potrà fare meno debito d’emergenza di altre nazioni perché la richiesta di eurogaranzie (eurobond) è stata bloccata dalla Germania.

Le resta il permesso di violare il Patto di stabilità, ma questo è inutile se poi l’aumento del debito su un cumulo già enorme non viene garantito. Le rimane il programma Bce di acquisto dei debiti nazionali da cui può ricavare circa 70 miliardi di indebitamento garantito (indirettamente) con il quale a sua volta retro-garantire il credito bancario per le imprese a rischio di insolvenza e altre misure. Altri 30 possono venire da fondi europei. In sintesi, possiamo contare su circa 100 miliardi extra in un anno, ma ne servirebbero almeno 250.

In questo gap di 150 miliardi (stima preliminare) c’è il rischio di deindustrializzazione strutturale.

Pertanto l’Italia deve trovare un modo per riprendere il prima possibile l’attività economica per ridurre il gap stesso, cioè riaprire quei settori che sono meglio difendibili dal contagio pur in presenza dello stesso e aumentando la densità di presidi medici.

Riprendere subito le attività prima che altri si prendano il paese intere, in primi la Francia.

Usando anche il Golden Power e nazionalizzando il possibile se necessario fregandosene dell’Europa a costo di stracciare leggi, trattati e patti qualunque essi siamo.

Significa prendere un rischio, ma credo che tutti quelli che rischiano – non certo i burocrati, quelli con il culo ben seduto sulle poltrone della pubblica amministrazione e i pensionati da oltre 300.000,00 al mese e ce ne sono – ritengono che la popolazione sappia gestirlo e che lo preferisca a quello di non avere più il lavoro e futuro e di essere schiava di un’Europa sorda, avida e prepotente.

a cura del Segretario Generale Aldo Romanini

Cerca